About | Serena Bascone

Mi chiamo Serena Bascone. Sono una fotografa.

Vengo alla luce in una rovente serata Siciliana di quella fantastica estate degli anni 80 che non solo vide la mia nascita ma anche l’Italia vincere i mondiali. Sull’onda di quella gioia ma soprattutto della felicità per nascita della primogenita, mi piazzo così anche io al primo posto di una sfilza di nipoti femmine che fecero temere l’estinzione della stirpe… ma questa è un’altra storia. Non posso raccontare di avere avuto quella fortuna che leggo sui siti di molti di essere già una promessa della fotografia da quando avevo meno di dieci anni e nessuno mi ha regalato una macchina fotografica con cui documentavo con immagini spettacolari le feste di famiglia. Nulla faceva presagire che sarebbe stato questo il mio lavoro. Tento in tutti i modi di inserirmi tra le fila di quelli che non sanno cosa fare di se stessi e dopo aver frequentato il liceo linguistico con risultati a dir poco angoscianti mi iscrivo in Scienze della Cumunicazione a Torino e riesco a portare a casa circa 12 esami alternandomi a lavori vari. Insomma stava andando tutto bene, studiavo poco, lavoravo molto, guadagnavo male, la mia città non mi piaceva. Avrei avuto una meravigliosa vita da persona infelice e lamentosa. Mi stavo facendo largo nella mediocrità senza nessuna costruzione di un qualche valore. Sarebbe stata una vita tranquilla, senza sorprese. Nessuna visione diversa o creativa. Poi qualcosa andato storto. Un barlume. E’ sorta una passione. Vi dirò, un po’ ce l’avevo già. Ma non volevo darle troppo peso, si sa, le delusioni sono dietro l’angolo. Ma le passioni sono malefiche perché molto spesso si spengono in una notte, ma altre, poche, volte invece iniziano a respirare come un polmone dentro il corpo di una persona. Mi licenziai dal posto in cui lavoravo dove ormai ero un’eroe di farcitura panini, affettatura insaccati, preparazione di cappuccini a oltranza e soprattutto sopportazione umana. Andai a fare la cameriera in un altro posto, ma questo mi permise di lavorare la sera e studiare fotografia di giorno. Ottenni una borsa di studio allo IED, Istituto Europeo di Design di Torino, che potei comunque permettermi grazie alla mia famiglia. Malgrado tutti i tentativi di sabotarmi per la paura di non riuscire studio molto, frequento la scuola, mantengo la media per mantenere la borsa di studio, imparo a credere che le cose si possono realizzare e realizzo. Finisco il percorso di studi nel 2013… Nessun titolo mondiale per quella annata ma inizio delle collaborazioni, con Alessandro Albert e soprattutto con Alessandra Tinozzi, amica e fotografa ritrattista che ha creduto in me prima di me. Entrambi si occupano di ritratti. E in breve capisco che è quello che mi appassiona, rapportarmi con gli umani e col loro bagaglio. Ritrarre persone, bambini, famiglie è quello che faccio. In maniera quasi naturale iniziano ad arrivare dei matrimoni. Riprendo a studiare, soprattutto cerco collaborazioni, guardo immagini, cerco di capire come alzare il livello, come essere differente. Sento di guardare le cose e le persone in modo nuovo e cerco di far passare questo sguardo attraverso la macchina fotografica. Nel 2014 una scoperta fondamentale. Vedo su internet il sito di un certo Flavio Bandiera. Scopro che esistono in fotografi wedding destination. Scopro che esiste un livello di fotografia di eventi che non sospettavo tale è elevata la qualità di quello che scorgo. Attraverso questa scoperta vedo anche altri fotografi, e mi rendo conto che talvolta una foto può passare un’emozione fortissima, molto più di quello che avevo sperimentato. Ma soprattutto scopro che tale Bandiera ha uno studio a Torino. La mia città non mi è mai sembrata così bella. Conosco quest’uomo, inizio a collaborare con lui in concomitanza ancora del mio vecchio lavoro. La fotografia di matrimonio diventa anche il mio amore. E diventa il mio unico lavoro. In un solo giorno posso fotografare tante persone tante emozioni, tante situazioni. Questa crescente volontà di poter restituire alle persone la miglior visione che possono avere di sé finalmente trova spazio. Non riesco ad accontentarmi, cerco sempre nuove visioni, cerco sempre di alzare mio livello, cerco sempre di adattare il desiderio di migliorarmi e di essere soddisfatta di quel che faccio. Più continuo su questi punti, più persone si rivolgono a me e più li vedo contenti. Sabotarmi non mi è riuscito. Viva Torino! "The real struggle in life is with ourselves. The true secret of success is the refusal to give up, the refusal to fail; it lies in the struggle to win the battle against one's own weaknesses.” Daisaku Ikea

<strong>Contacts</strong>

<strong>Mobile</strong>: +39. 329. 47. 10. 276 /n<br>/n <strong>Email</strong>: <a href="mailto:info@serenabascone.com">info@serenabascone.com</a> "[contact-form-7 id="1139" title="Modulo contacts"]"

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Vengo alla luce in una rovente serata Siciliana di quella fantastica estate degli anni 80 che non solo vide la mia nascita ma anche l’Italia vincere i mondiali. Sull’onda di quella gioia ma soprattutto della felicità per nascita della primogenita, mi piazzo così anche io al primo posto di una sfilza di nipoti femmine che fecero temere l’estinzione della stirpe… ma questa è un’altra storia. Non posso raccontare di avere avuto quella fortuna che leggo sui siti di molti di essere già una promessa della fotografia da quando avevo meno di dieci anni e nessuno mi ha regalato una macchina fotografica con cui documentavo con immagini spettacolari le feste di famiglia. Nulla faceva presagire che sarebbe stato questo il mio lavoro. Tento in tutti i modi di inserirmi tra le fila di quelli che non sanno cosa fare di se stessi e dopo aver frequentato il liceo linguistico con risultati a dir poco angoscianti mi iscrivo in Scienze della Cumunicazione a Torino e riesco a portare a casa circa 12 esami alternandomi a lavori vari. Insomma stava andando tutto bene, studiavo poco, lavoravo molto, guadagnavo male, la mia città non mi piaceva. Avrei avuto una meravigliosa vita da persona infelice e lamentosa. Mi stavo facendo largo nella mediocrità senza nessuna costruzione di un qualche valore. Sarebbe stata una vita tranquilla, senza sorprese. Nessuna visione diversa o creativa. Poi qualcosa andato storto. Un barlume. E’ sorta una passione. Vi dirò, un po’ ce l’avevo già. Ma non volevo darle troppo peso, si sa, le delusioni sono dietro l’angolo. Ma le passioni sono malefiche perché molto spesso si spengono in una notte, ma altre, poche, volte invece iniziano a respirare come un polmone dentro il corpo di una persona. Mi licenziai dal posto in cui lavoravo dove ormai ero un’eroe di farcitura panini, affettatura insaccati, preparazione di cappuccini a oltranza e soprattutto sopportazione umana. Andai a fare la cameriera in un altro posto, ma questo mi permise di lavorare la sera e studiare fotografia di giorno. Ottenni una borsa di studio allo IED, Istituto Europeo di Design di Torino, che potei comunque permettermi grazie alla mia famiglia. Malgrado tutti i tentativi di sabotarmi per la paura di non riuscire studio molto, frequento la scuola, mantengo la media per mantenere la borsa di studio, imparo a credere che le cose si possono realizzare e realizzo. Finisco il percorso di studi nel 2013… Nessun titolo mondiale per quella annata ma inizio delle collaborazioni, con Alessandro Albert e soprattutto con Alessandra Tinozzi, amica e fotografa ritrattista che ha creduto in me prima di me. Entrambi si occupano di ritratti. E in breve capisco che è quello che mi appassiona, rapportarmi con gli umani e col loro bagaglio. Ritrarre persone, bambini, famiglie è quello che faccio. In maniera quasi naturale iniziano ad arrivare dei matrimoni. Riprendo a studiare, soprattutto cerco collaborazioni, guardo immagini, cerco di capire come alzare il livello, come essere differente. Sento di guardare le cose e le persone in modo nuovo e cerco di far passare questo sguardo attraverso la macchina fotografica. Nel 2014 una scoperta fondamentale. Vedo su internet il sito di un certo Flavio Bandiera. Scopro che esistono in fotografi wedding destination. Scopro che esiste un livello di fotografia di eventi che non sospettavo tale è elevata la qualità di quello che scorgo. Attraverso questa scoperta vedo anche altri fotografi, e mi rendo conto che talvolta una foto può passare un’emozione fortissima, molto più di quello che avevo sperimentato. Ma soprattutto scopro che tale Bandiera ha uno studio a Torino. La mia città non mi è mai sembrata così bella. Conosco quest’uomo, inizio a collaborare con lui in concomitanza ancora del mio vecchio lavoro. La fotografia di matrimonio diventa anche il mio amore. E diventa il mio unico lavoro. In un solo giorno posso fotografare tante persone tante emozioni, tante situazioni. Questa crescente volontà di poter restituire alle persone la miglior visione che possono avere di sé finalmente trova spazio. Non riesco ad accontentarmi, cerco sempre nuove visioni, cerco sempre di alzare mio livello, cerco sempre di adattare il desiderio di migliorarmi e di essere soddisfatta di quel che faccio. Più continuo su questi punti, più persone si rivolgono a me e più li vedo contenti. Sabotarmi non mi è riuscito. Viva Torino! "The real struggle in life is with ourselves. The true secret of success is the refusal to give up, the refusal to fail; it lies in the struggle to win the battle against one's own weaknesses.” Daisaku Ikea

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